Il Consiglio Nazionale Forense tuttofare.                                             Gettoni e Il Dubbio: decide il Giudice Amministrativo.

 

Il Consiglio Nazionale Forense ha avuto il suo bel da fare all’indomani dell’approvazione della nuova legge professionale forense n. 247/2012: adozione di molteplici regolamenti attuativi delle norme della legge, rapporti con le istituzioni, attività di coordinamento dei consigli dell’ordine, pareri in materia di previdenza forense, rapporti con le associazioni, esercizio della funzione giurisdizionale e poi conti, bilanci, contributi…

E così, oberato di compiti e funzioni il Consiglio nazionale forense ha disposto, con apposito regolamento, per la prima volta nella storia del CNF, di autoattribuirsi, oltre al rimborso spese, un gettone di presenza per tutte le attività inerenti il mandato determinato in misura forfettaria e pari ad €. 90.000,00 per il Presidente, €. 50.000,00 per il Vicepresidente, €. 75.000,00 per il Consigliere Segretario, €. 50.000,00 per il Tesoriere, oltre a €. 650,00, per ciascun consigliere per ogni seduta amministrativa e giurisdizionale del Consiglio.

Il regolamento è finito al vaglio del Giudice Amministrativo, adito dal Sindacato Avvocati di Bari insieme ad altre associazioni forensi e ad una moltitudine di avvocati del foro di Bari.

Il Giudice dovrà verificare e decidere se sussista in capo al CNF il potere di adottare il regolamento contestato o se invece, come prospettato dei ricorrenti, il potere regolamentare attribuito dalla legge professionale al CNF si limiti alle materie tassativamente previste (e tra queste non c’è la disciplina di compensi ai membri del CNF); se nell’ordinamento esista una norma che riconosca il diritto per i membri del CNF di ottenere gettoni di presenza; se ancora, volendo trarsi detto diritto da una vecchia norma -l’art. 79 del R.D. n. 37/1934 che attribuiva ai componenti del Consiglio nazionale forense e ai membri delle commissioni per gli esami di avvocato e procuratore, un gettone di presenza di lire 1.000 per ogni giorno di adunanza (importo mai adeguato)- possa legittimamente ritenersi equiparabile il gettone in passato riconosciuto all’indennità di carica oggi liquidata.

Ed infine se il provvedimento con cui il CNF ha attribuito e determinato a sé stesso un compenso sia stato adottato in violazione dei generali principi immanenti nell’ordinamento pubblicistico di imparzialità e di divieto di assumere determinazioni in situazioni di conflitto di interessi.

Leggeremo la decisione del Giudice Amministrativo!

Ma il CNF ha assunto un’altra iniziativa che non ha precedenti: la pubblicazione del quotidiano generalista Il Dubbio, con la dichiarata intenzione di far sentire la voce dell’Avvocatura sui temi di attualità.

L’iniziativa che grava nell’immediato, quanto ai costi sugli Avvocati italiani, visto che viene finanziata dal CNF attraverso i contributi richiesti dagli ordini forensi agli iscritti, ha sollevato perplessità e dubbi circa la sua legittimità rispetto alle norme che disciplinano l’editoria e alle norme dell’ordinamento professionale.

Ancora una volta sarà il Giudice Amministrativo a decidere.

L’Associazione Nazionale Forense cui aderisce il Sindacato Avvocati di Bari si è rivolta al Tar Lazio: può un ente pubblico, quale è il Consiglio Nazionale Forense, esercitare l’attività di editore di un giornale generalista? Può farsi rientrare tra le pubblicazioni su temi di interesse specifico dell’avvocatura attribuite dalla legge professionale alla cura del CNF un quotidiano che tratti temi di attualità, finanziato con i contributi degli iscritti agli ordini e che, peraltro, a meno di un anno dall’uscita, è già difficile reperire nelle edicole della città?

Anche su questo leggeremo la sentenza del Tar Lazio.

 

Avv. Loredana Papa